villaggio

Nardò, PERIODIZZAZIONI/ Preistoria/ Neolitico

Il sito archeologico di Serra Cicora è noto, nella letteratura paletnologica, per aver restituito un’area di necropoli organizzata del V millennio a.C. Tuttavia, le indagini archeologiche avviate alla fine degli anni novanta del Novecento e terminate nel 2005, hanno permesso di mettere in luce anche evidenze riferibili a uno stanziamento dei primi secoli del VI millennio a.C., momento in cui ebbe inizio la storia dell’occupazione del pianoro di Serra Cicora. Tali evidenze sono ubicate in due aree differenti, poste ad una distanza di 30 metri l’una dall’altra, nella zona antistante un muro che delimita il pianoro verso l’entroterra. Nei pressi della cortina interna della struttura muraria, composta da grossi blocchi, e al di sotto del terreno superficiale sconvolto dall’aratro, è stato riconosciuto uno strato di terreno di colore rossastro colmo di ceramiche decorate ad impressione ed incisione, raramente a graffito, riconducibili ad un momento avanzato del Neolitico antico associate ad alcuni piani di argilla cotta che poggiavano direttamente sulla roccia di base. Uno dei più estesi occupava un’area di circa 30 metri quadrati e su di esso erano tre buche di palo, due delle quali allineate tra loro. Piani di argilla cotta sono stati riconosciuti anche ad una distanza di circa 12 metri dal precedente: ad essi erano associate quattro buche adoperate per alloggiare pali, scavate nella roccia di base e talvolta disposte in allineamento tra loro. All’interno delle buche, di dimensioni contenute sia in profondità sia in diametro, erano frammenti di intonaco e pietre, forse usate come inzeppatura per i pali. Da un campione recuperato da una delle buche si è ottenuta una datazione radiometrica compresa tra il 5.670 e il 5.480 a.C. A quali strutture appartenevano simili ritrovamenti? Anche sulla base dei numerosi frammenti di intonaco rinvenuti sui piani di concotto e quasi sicuramente pertinenti ad alzati straminei, è possibile che questo insieme di evidenze appartenesse ad almeno due strutture coperte, forse due capanne di cui non è stato possibile definire dimensioni e planimetria. I piani pavimentali si arrestano in corrispondenza del muro di delimitazione del sito e di esso sembrano seguire l’andamento, lasciando ipotizzare che almeno il tratto orientale della struttura muraria fosse stato edificato dai primi abitanti del pianoro. A rafforzare questa ipotesi il rinvenimento di una sepoltura femminile rannicchiata sul fianco destro, deposta al di sotto dei primi blocchi di fondazione del muro che coprivano per metà l’individuo, alloggiato in una fossa e datato ad un periodo compreso tra il 5740 e il 5620 a.C. Questo interessante dato permette di affermare che la defunta fu sepolta prima della edificazione del muro, precedendo di poco anche la costruzione delle strutture coperte identificate nei suoi pressi. Sulla base di tali evidenze, questo particolare ritrovamento è stato interpretato quale probabile rito di fondazione, ovvero un atto rituale celebrato dai primi frequentatori del pianoro prima della sua occupazione, secondo una pratica diffusa - quella di deporre oggetti, beni, resti umani - in corrispondenza di punti liminari quali strutture di delimitazione di villaggi, soglie di capanne ecc. Testimonianze per le quali non è stato possibile accertare la destinazione funzionale sono state rinvenute anche nell’area posta 30 m a O dalle evidenze suddette e sempre in prossimità del muro: si tratta di lembi di livelli caratterizzati da evidenti tracce di fuoco e concentrazione di intonaci, purtroppo ampiamente disturbati dalle sepolture pertinenti alla metà del V millennio a.C. Un campione di carbone prelevato da quest’area ha permesso di collocarne la frequentazione sempre nell’ambito della prima metà del VI millennio a.C., tra il 5740 e il 5550 a.C. Allo stato attuale delle ricerche, la scarsità di oggetti di uso quotidiano (vasi e strumenti in pietra) e l’impossibilità di ricostruire la funzione delle strutture coperte e le relative aree intercettate nelle due aree antistanti il muro, rendono difficile definire il tipo di occupazione del sito, se abitativa o funeraria. Se si considerano la difficile lavorabilità dei terreni, la lontananza da fonti d’acqua e l’esposizione costante ad agenti atmosferici, caratteristiche non particolarmente idonee ad orientare la scelta di sfruttare un territorio simile a scopo prettamente abitativo, come emerso dalle analisi geomorfologiche, si sarebbe portati a scartare la prima ipotesi

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