giacimento in cavità  naturale deposizione funeraria

Bari, PERIODIZZAZIONI/ ARCHI DI PERIODI/ Neolitico-Età del Bronzo

La Grotta della Tartaruga fu sede di attività rituali e funerarie nel corso del Neolitico (tra metà del VI e V millennio a.C.), dell’età del Rame (tra IV e III millennio a.C.) e, successivamente, nell’età del Bronzo, in una fase avanzata del Protoappenninico (metà del II millennio a.C.). Sepolture a inumazione sono state rinvenute nelle cinque grotticelle laterali che si aprono lungo il perimetro meridionale e orientale del grande ambiente centrale della grotta che, secondo quanto emerso dalle ricerche archeologiche condotte a più riprese sino al 1986, doveva essere collegato tramite uno stretto passaggio a un ulteriore ambiente non ancora esplorato. L’impianto delle grotticelle risale alla seconda metà del VI millennio a.C., durante il Neolitico medio avanzato; il loro riutilizzo durante l’età del Bronzo comportò la modifica degli spazi ipogeici con un loro ampliamento e l’aggiunta di elementi che consistono in accumuli di pietre o grandi blocchi di calcarenite che avrebbero chiuso, alla base, gli accessi alle grotticelle. In questa fase, e più precisamente in un periodo compreso tra il 1540 e il 1260 a.C., in corrispondenza delle grotticelle, nell’ambiente centrale della grotta, furono accesi dei focolari delimitati da pietre. Indicazioni chiare dell’utilizzo della grotta a scopi funerari nell’età del Bronzo, provengono dalla grotticella 1 a pianta ovale e con un ingresso parzialmente chiuso alla base con un muretto di pietrame: essa è l’unica ad aver restituito una deposizione funeraria integra. Al suo interno, quasi affiorante in superficie, giaceva il corpo di un individuo infantile, di età inferiore a un anno, deposto in posizione fortemente contratta a ridosso di alcuni blocchi calcarei squadrati, con il cranio a una quota più alta rispetto alla colonna vertebrale e agli arti inferiori. Ai lati erano il coperchio di un bollitoio in ceramica e una punta in osso e, vicino alla testa, una piccola ciotola dal profilo articolato munita di un’ansa verticale e di cui si conserva solo l’attacco. Anche una grotticella attigua alla 1, purtroppo sezionata nel corso dei lavori stradali risalenti al momento della scoperta della cavità ebbe, probabilmente, una funzione funeraria: da qui proviene, forse, un coperchio di bollitoio integro e dalla forma differente rispetto a quello della grotticella 1, recuperato in un saggio esplorativo aperto nell’area sud-ovest della grotta ma che quasi certamente faceva parte, in origine, del corredo di un individuo adulto del quale purtroppo è stato possibile recuperare unicamente il cranio. Non si esclude che le grotticelle di Grotta della Tartaruga, divenuti sede di deposizioni funerarie nella metà del II millennio a.C., siano stati utilizzati in una fase leggermente più antica dell’età del Bronzo anche per lo svolgimento di pratiche di tipo rituale, come attestano le deposizioni di vasi e forse di altre offerte non valutabili. Da questo punto di vista, il complesso dei rinvenimenti di Grotta della Tartaruga troverebbe ulteriori parallelismi con altri siti frequentati nello stesso periodo quali il complesso ipogeico di Madonna di Grottole presso Polignano a Mare, distante soli venti chilometri dalla Grotta della Tartaruga e anch’esso di impianto più antico, risalente al Neolitico medio-recente, o altre cavità, naturali o riadattate, che si aprono sui fianchi delle lame o sugli spalti calcarei murgiani e che recano tracce di frequentazione protoappenninica, come la Grotta Santa Croce di Bisceglie e la Grotta Santa Maria di Agnano a Ostuni

ALTRE OPERE DELLA STESSA CITTA'