insediamento fortificato

Brindisi, PERIODIZZAZIONI/ Protostoria/ Eta' del Bronzo

Le ricerche archeologiche avviate nel 1966, proseguirono con alcune interruzioni tra il 1969 e il 1981 e furono dirette dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia. Le ricerche hanno messo in luce i resti di un abitato fortificato caratterizzato da strutture abitative a pianta perlopiù circolare con pavimenti di terra battuta su fondo di cocci (potsherd pavements) e altre funzionali allo svolgimento di attività artigianali e di produzione connesse con l’uso di forni inquadrabili tra le fasi avanzate del Protoappenninico e l’Appenninico (XVI-XIV secolo a.C.). Livelli carboniosi documentano i ripetuti incendi subiti dall’abitato. Uno studio specifico sull’uso e l’articolazione degli spazi è stato condotto analizzando due contesti appenninici relativi a una porzione dell’abitato indagata tra il 1969 e il 1981 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia. Il primo contesto è una struttura semi infossata e di forma rettangolare orientata in senso N-S distrutta da un violento incendio di cui resta traccia nei frammenti di intonaco: nei pressi e all’interno della struttura erano manufatti che spingono a ipotizzare una funzione di preparazione/consumo dei cibi quali macinelli, pestelli, spatole e contenitori adatti proprio a questo scopo. A N dell’area esplorata fu individuato un recinto di pietre con, all’interno, una piastra da cottura mentre, una seconda, era a ovest del recinto. Nella zona centrale dell’area indagata, nei pressi di due buche da palo, erano un focolare e, poco distante, una macina in calcare. L’area a S dello scavo era priva di strutture e conservava un battuto con tracce di incendio e caratterizzato dalla presenza di recipienti destinati alla cottura/consumo, preparazione/consumo, conservazione/cottura degli alimenti. Tra i manufatti in pietra levigata si segnalano macinelli connessi al trattamento dei vegetali; quelli in pietra scheggiata associati a resti faunistici, fanno ipotizzare lo svolgimento di attività di trattamento delle risorse animali. La tipologia delle strutture, dei manufatti e dei resti faunistici spinge a ipotizzare che l’area in questione non fosse adibita a scopo abitativo ma di preparazione e trasformazione delle sostanze alimentari connesse all’uso del fuoco da parte di più nuclei familiari. Un ulteriore dato interessante è offerto dalla presenza di ceramica di importazione del TE II-III e del TE IIIA che, assieme ad alcuni oggetti in bronzo fanno ipotizzare un ruolo strategico svolto dal sito di Punta le Terrare nelle rotte egee lungo l’Adriatico

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