insediamento villaggio
Alla frequentazione neolitica, più in particolare ad un suo orizzonte finale compreso tra la fine del V e il IV millennio a.C. e corrispondente allo sviluppo della cultura di Diana-Bellavista, si fa risalire anche un’area di necropoli, posta più a nord rispetto alle precedenti evidenze, segnalata da quattro tombe a fossa con bordi esterni contornati da lastroni in pietra calcarea, prive di lastre di copertura. All’interno delle tombe la presenza di ammassi di resti umani pertinenti a uno o più individui, non in connessione anatomica, lasciò ipotizzare all’epoca che esse fossero state riutilizzate più volte. Si rinvennero tuttavia alcuni elementi di corredo, tra i quali strumenti in selce e vasi contraddistinti da anse orizzontali conformate quasi a cilindro (dette a rocchetto) tipiche di quel periodo del Neolitico. Il sito in seguito sarebbe stato abbandonato per un lungo periodo di tempo per poi essere nuovamente occupato verso la metà del II millennio a.C., documentando un’intensa frequentazione nel corso dell’età del Bronzo, come attestano i rinvenimenti delineati nello stesso areale nel quale furono individuati i livelli del Neolitico antico. Più in particolare, gli strati superiori della sequenza stratigrafica intercettata permisero di mettere in luce una vasta area insediativa, con episodi di abbandono e riutilizzo che rendono difficoltosa la lettura dei dati raccolti che segnalano una frequentazione compresa tra il XVI e l’XI secolo a.C. In particolare, furono riconosciute almeno cinque strutture abitative, la maggior parte delle quali possedeva una pianta quadrangolare; una di più grandi dimensioni mostrava una pianta absidata e si componeva di due ambienti, di cui quello principale era un vano rettangolare con lato di fondo absidato, mentre l’altro ambiente fu interpretato quale spazio adoperato per attività domestiche per il ritrovamento al suo interno di un focolare con alari in pietra e di tre fornelli. Per le due dimensioni e la planimetria piuttosto articolata la struttura sarebbe appartenuta ad un personaggio importante, identificabile secondo alcuni studiosi come il signore o capo del luogo; meno convincente è l’ipotesi secondo la quale essa avrebbe rappresentato uno spazio di aggregazione sociale e religiosa delle comunità che frequentarono il sito di Scoglio del Tonno nell’età del Bronzo. L’area insediativa era delimitata verso l’entroterra in senso est-ovest da un muro, costituito da pietrame e blocchi non squadrati, largo circa 3 metri, probabilmente marginato da un fossato scavato nella roccia di base. Allo stato attuale, tuttavia, non è chiaro se le due opere di difesa siano state attive contemporaneamente. Sulla base della tecnica costruttiva impiegata nella realizzazione del muro, esso confronta con quello dell’insediamento dell’età del Bronzo di Torre Castelluccia attribuibile al XIII secolo a.C. Tra il materiale archeologico particolarmente numeroso, si segnala una gran quantità di strumenti in bronzo, tanto da far ipotizzare all’epoca degli scavi la presenza di un’area di lavorazione di metalli all’interno dell’insediamento. Ad essi si aggiungono altrettanto numerosi frammenti ceramici, alcuni dei quali di produzione micenea inquadrabili in fasi diverse a partire dal Tardo Elladico IIIA fino al Tardo Elladico IIIC, aspetti culturali sviluppatisi in Grecia grossomodo tra il 1400 e il 1100 a.C., identificati in gran quantità specialmente nel grande ambiente absidato, pertanto ipoteticamente collocabile in questo arco cronologico. Accanto ad essi si riconosce una ceramica d’uso comune prodotta localmente e riproducente modelli egei che, assieme alla ceramica di importazione e alla plastica figurata di produzione o di imitazione micenea, testimonierebbe la presenza stabile dei Micenei nel corso di almeno tre secoli nell’importante insediamento. Il sito di Scoglio del Tonno nel corso dell’età del Bronzo e più in particolare nella seconda metà del II millennio a.C., avrebbe infatti acquisito un ruolo di primo piano nei traffici via mare, diventando un importante emporio commerciale
- OGGETTO insediamento villaggio
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CLASSIFICAZIONE
[Siti archeologici]
- LOCALIZZAZIONE Taranto (TA) - Puglia , ITALIA
- INDIRIZZO Via della Croce, 74123 Taranto TA, Taranto (TA)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Gli scavi archeologici condotti in estensione da Q. Quagliati allo Scoglio del Tonno tra il 1899 e il 1900 si resero necessari a causa di distruttive opere portuali e di costruzione della ferrovia che causarono lo sbancamento quasi dell’intero promontorio anche detto Punta Tonno. Solo in quell’occasione fu possibile raccogliere informazioni sul sito, constatando come le sue fasi iniziali di vita dovessero riferirsi ad un momento antico del Neolitico, circa al VI millennio a.C., al quale si fa risalire il livello basale della sequenza stratigrafica, poggiante direttamente sul banco di roccia sottostante e recante alcune evidenze archeologiche, quali buche di palo, associate a frammenti ceramici decorati con impressioni strumentali e digitali e a strumenti litici realizzati in selce e in ossidiana
- TIPOLOGIA SCHEDA Scheda anagrafica
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CONDIZIONE GIURIDICA
dato non disponibile
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1600389880
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Puglia
- ENTE SCHEDATORE Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Puglia
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0