borgo
La cittadina di Acaya conserva ancora oggi le sue fattezze di borgo fortificato, unico nell’Italia meridionale. Segine, antico nome della cittadina, fu unita alla contea di Lecce nel XII secolo e venne governata da una serie di famiglie che si susseguirono velocemente, da Carlo II d’Angiò a Gervasio dell’Acaya, che ribattezzò il borgo. Fu poi un suo discendente, Gian Giacomo dell’Acaya, che nel 1535 ne rinnovò l’aspetto urbano. Sotto la famiglia dei dell’Acaya la cittadina visse il suo massimo splendore, oltreché un periodo di profonda pace che terminò con la morte di Gian Giacomo. Gian Giacomo era un importante e abile ingegnere militare, fedelissimo di Carlo V, che fortificò Acaya dotando il castello di bastioni e fossato. I lavori di rinnovamento urbanistico, iniziati dal padre di Gian Giacomo – Alfonso – sul finire del secolo precedente, si protrassero dal 1521 al 1535, e oltre alla fortificazione del castello interessarono anche il tessuto urbano con l’assetto del borgo su un impianto ortogonale con cardo e decumano. Il centro storico è costruito su un incrocio di sei strade parallele orientate da sud a nord, larghe ognuna 4 metri e collocate a 17 metri di distanza, quasi tutte di lunghezza uguale, mentre da est a ovest corrono tre assi perpendicolari alle vie parallele. La porta d’accesso alla cittadella, ad arco a tutto sesto, fu realizzata nel 1535 e conserva negli stipiti gli incassi dei battenti lignei monumentali del portone. Il fronte esterno di Porta Terra è decorato, oggi, con gli stemmi delle famiglie che hanno governato la città – Acaya, De Monti, Vernazza – sormontati dal blasone di Carlo V, che anticipa la statua settecentesca di Sant’Oronzo. L’emblema di Acaya è sicuramente il castello. Costruito tra il 1535 e il 1536, occupa un angolo delle mura cittadine ed è considerato uno tra gli esempi meglio riusciti di architettura e ingegneria militare in Italia meridionale; l’opera sviluppa una pianta quadrangolare con bastioni angolari lanceolati e una coppia di torri a base circolare. L’ingresso è rappresentato da un raffinato portale rinascimentale, situato a fianco della torre di nord-est, e immette nel cortile interno che porta alla scuderia – sul lato ovest – e alle prigioni. Nei locali della scuderia si trovano i resti di un antico frantoio in pietra databile al XIX secolo, poi caduto in disuso. Una scalinata interna al cortile porta ai piani nobili collocati nei vani superiori, dove troviamo la celebre Sala Ennagonale con i ritratti dei signori del castello, Maria e Alfonso dell’Acaya, e il meraviglioso fregio continuo che decora l’intero perimetro della sala. Durante recenti lavori di restauro, negli ambienti ipogei sul lato nord del castello sono riaffiorate tracce di costruzioni di epoca medievale. Dagli studi fatti sui ritrovamenti, e attraverso una campagna di scavi, è venuta alla luce una piccola chiesa bizantina dotata di alcune sepolture, ma ancora più straordinario è stato il ritrovamento di un bellissimo affresco raffigurante una Dormitio Virginis (la morte della Vergine), databile alla seconda metà del 1300, che si estende per circa 4 metri di lunghezza per 3 metri d’altezza e conserva colori forti e figure ben definite. La scena mostra gli Apostoli che assistono la morte della Vergine, stesa sul catafalco funebre, mentre in alto al centro Gesù entro una mandorla tiene l’animula (piccola bambolina rappresentante l’anima del defunto) della Vergine per presentarla a Dio Padre, secondo la tradizione iconografica ripresa dai Vangeli apocrifi. Nella zona absidale della chiesetta medievale si trovano anche altri lacerti di pitture, fra cui si riconoscono vesti di santi vescovi orientali, calzari e poco altro, che non permettono ovviamente un’identificazione. Tra il XVII e il XVIII secolo, la cittadina iniziò una fase di decadenza sotto la famiglia De Monti prima e Vernazza poi, complice l’arrivo degli ottomani che nel 1714 depredarono il borgo mettendolo a ferro e fuoco. In seguito, la famiglia Vernazza, che sarebbe rimasta a guida del paese fino al 1806, restaurò la città riportandola al suo antico splendore, ridotandola di una cinta muraria costruita in blocchi di pietra leccese interamente percorribile, da cui si poteva ammirare il paesaggio circostante
- OGGETTO borgo
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MISURE
Area: 5 ha
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CLASSIFICAZIONE
insediamento
- LOCALIZZAZIONE Vernole (LE) - Puglia , ITALIA
- INDIRIZZO SP 142, Vernole (LE)
- TIPOLOGIA SCHEDA Scheda anagrafica
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1600389377
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Puglia
- ENTE SCHEDATORE Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Puglia
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0