insediamento rupestre

Gravina in Puglia, PERIODIZZAZIONI/ Storia/ Eta' medievale

Il complesso della Madonna della Stella è costituito da un piccolo nucleo di grotte che testimoniano la pratica del vivere in grotta che ha per alcuni secoli caratterizzato le modalità insediative del Meridione italiano come alternativa al popolamento nei borghi “costruiti”, nell’ambito della cosiddetta “civiltà rupestre medievale”. Il complesso di grotte prende il nome dalla chiesa rupestre della Madonna della Stella, ben riconoscibile per la presenza di un campanile in muratura realizzato in corrispondenza dell'edificio di culto, sul pianoro soprastante, e dell’accesso monumentalizzato con una scalinata a cinque gradoni. La chiesa della Madonna della Stella è formata da un grande ambiente interamente scavato nella roccia, a pianta rettangolare con absidiola semicircolare, poi resa strutturalmente più imponente dall’opera dei monaci benedettini che la ampliarono e la abbellirono con nuove fabbriche. La chiesa fu poi ceduta alla famiglia gravinese degli Orsini nel XV secolo, che le attribuì la fama di santuario miracoloso e, per tanto, destinazione obbligata di pellegrinaggi. Alcune frammentarie tracce di decorazione ad affresco erano individuabili fino agli anni Trenta del 1900 e oggi non più visibili, ritraenti un san Pietro e un san Nicola. L’unica testimonianza cultuale di gran lunga più recente, relativa al XVIII secolo, è l’altare lapideo con colonnine tortili che conserva una riproduzione a stampa di una Madonna della Stella, un soggetto di iconografia bizantina che rappresenta uno degli attributi e titoli mariani; la Stella Maris, segno di speranza e stella polare per i cristiani, ed anche guida e protettrice di viandanti e pellegrini che attraversano il mare. Le altre cavità, tutte accessibili grazie ad un apposito percorso di visita, che costituiscono il complesso rupestre conservano, scavati nella roccia delle pareti, camini, vasche e nicchie. La vicinanza con i siti archeologici documentati sulla sovrastante collina di Botromagno e nell’area cosiddetta del “Padre Eterno”, dove è stata documentata una necropoli utilizzata dalla fine del VII secolo a.C. fino alla tarda età medievale, hanno fatto immaginare che la chiesa si sia impostata su luogo di culto rupestre precristiano, come testimonierebbero anche le figure scolpite a bassorilievo sulle pareti della grotta (non chiaramente riconoscibili e interpretabili), probabilmente un santuario dedicato ai culti della fertilità, legati alla dea Demetra, la Madre Terra dei riti orfici, poi traslitterata in ambito cristiano nel culto mariano. La tradizione popolare gravinese riconosce infatti a questi luoghi dei poteri misterici e taumaturgici, proponendo racconti di donne sterili miracolosamente rese gestanti a seguito di un pernottamento in grotta

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