luogo ad uso pubblico

Venafro, età romana

Nel piazzale accessibile dal numero 10 di via Carmine sopravvivono alcune strutture perimetrali, relative ad un osolato dell’ex abitato romano, i resti si addossano al lato di sud-ovest dell’area per una lunghezza di 50m. E conservano il muro perimentrale dell’edificio con un breve tratto di alcuni muri perperndicolari ad esso. A partire dall’estremità occidentale si riconosce un primo ambiente largo 6,50m, il cui pavimento in opus spicatum di mattonicini, trovandosi ad una quota superiore rispetto agli altri è stato quasi completamente distrutto dallo sbancamento. Al centro della parete, addossato ad essa, si conservano i resti di un basamento in blocchi diu tufo; la parete stessa con paramenti in opera incerta, non conserva quasi traccia dell’intonaco di rivestimento. Il basamento ospitava forse una piccola statua, mentre il dislivello del pavimento presuppone l’esistenza di una gradinata di accesso, sul lato opposto a quello conservato. Procedendo verso sud, del secondo ambiente rimane una grande abside che occupa il centro della parete, costruita in opera incerta con spigoli in blocchi di tufo; rimangono vaste zone intonacate ed anche un piccolo resto di affresco danneggiatissimo, presso l’estremità ovest della parete a livello dell’attuale piano di calpestio. L’ambiente adiacente, la cui parete occidentale misura 8,80m, non presenta lcuna caratterizzazione, anche qui rimane solo qualche resto di intonaco, assai rovinato. L’ultimo ambiente definito è anche quello di maggiori dimensioni raggiungendo una larghezza di 20,25m. Quanto rimane del muro trasversale dei nord-ovest, conserva un primo brevissimo tratto in opera incerta, al quale è ammorsata una parete in laterizi di cui rimane una semicolonna rivestita di stucco bianco. Il muro perimetrale prosegue ancora ed è riconoscibile per una lunghezza di circa 8m, ma quasi del tutto demolito, non permette di ricavarne alcun altro elemento. Due grosse brecce nella muratura del terzo ambiente ed in quella dell’abside, permettono di riconoscere unìintercapedine larga 40cm; non se ne può riconoscere interamente la lunghezza, ma sembra non esista più all’altezza dell’ultimo tratto del muro. La sua funzione doveva essere di isolamento dall’umidità, giaccè anche in antico questo lato si addossava ad un terrapieno. Sul lato nord-occidentale lo sbancamento si è arrestato all’altezza di un muro che, distante 1,30m dalla parete esterna dell’ambiente con il basamento, con il quale non sembra collegato, ha una lunghezza di 13,50m. È costruito in opera incerta con ricorsi di laterizi, mentre lo spigolo orientale è costruito in blocchetti di pietra. Non ci sono elementi che possano chiarire la natura di questa struttura. Per quanto riguarda invece gli altri resti, la loro limitatezza e soprattutto la mancanza di qualche dato planimentrico che chiarisca i rapporti tra i diversi ambienti non permettono attribuzioni precise, tuttavia le grandi dimensioni degli ambienti e gli scarsissimi elementi architettonici, fanno ritenere con molta probabilità che si possa trattare di un edificio pubblico

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