Testa di Afrodite (statua)
L’opera, di cui si conserva il capo fino alla base del lungo collo, raffigura la dea Afrodite. La testa è leggermente piegata alla sua sinistra. Il capo è cinto da un diadema semilunato con nastri che pendono dietro la nuca. I capelli finemente ondulati, sistemati simmetricamente in due bande laterali sovrapposte, si raccolgono sul retro in basso. Il volto ha la forma di un ovale regolare; gli occhi sono grandi e delimitati da palpebre nitidamente rilevate, che assumono spessore e volume soprattutto nella parte superiore. L' iride e la pupilla risultano segnate in maniera quasi impercettibile, forse anche a causa della consunzione del marmo. Lo sguardo è rivolto verso l'alto e perso in lontananza. Il naso è piccolo e delicato; la bocca carnosa, delimitata agli angoli da fori di trapano, sembra accennare un sorriso. Il mento rotondo è segnato da una leggera fossetta. Il collo molto lungo, animato da due lievi depressioni orizzontali, si imposta su una parte di forma quasi conica, che veniva inserita nella statua panneggiata, lavorata separatamente. La traccia del perno in bronzo in cima alla testa indica il probabile montaggio di un disco (meniskos, in latino lunula, “lunetta”) a protezione dalle intemperie e dagli uccelli. Ciò implica che la statua era esposta all'aperto e veniva considerata degna di riguardo. Un secondo foro di forma irregolare fu aperto fuori asse accanto all’altro verso il lato sinistro: evidentemente il primo impianto era stato danneggiato e si è ritenuto opportuno sostituire lo schermo. L’esecuzione dell’opera denota una grande cura e perizia tecnica: il trapano è stato utilizzato per l'apertura delle labbra, per le divisioni tra le ciocche dei capelli, per l'interno del padiglione dell'orecchio, dove è realisticamente forato in profondità il condotto uditivo. L'espressione del viso è dolce e sognante. I tratti regolari e delicati fanno pensare a una figura ideale, presumibilmente a una divinità per la presenza del diadema; è verosimile l’identificazione con la dea Afrodite. I caratteri iconografici riconducono al tipo “Fréjus” o “Louvre-Napoli”, anche conosciuto come Venus Genetrix, il cui originale, attribuito a Kallimachos, viene assegnato a un periodo compreso tra il 420 e il 400 a.C. e fu lungamente replicato in epoca romana, soprattutto dalla fine dell'età repubblicana. Un piccolo esemplare marmoreo, alto appena 51 centimetri, appartenente al Museo Nazionale Romano, risalente al I secolo d.C., ci restituisce la figura intera, vestita di un sottile chitone e di un mantello che scende sul retro; la testa leggermente chinata su un lato è diademata, come nel nostro caso. Alcuni caratteri tecnici e formali della scultura in esame sembrano ricondurre ad ambiente cirenaico: l’uso del marmo pentelico, i probabili completamenti in stucco, il collo tagliato in modo da essere inserito in una statua, l'intensità spirituale del volto. La datazione del pezzo è suggerita dall'uso controllato del trapano e dalla lievissima incisione dell’iride e della pupilla, riscontrabili nell’età di Adriano (117-132 d.C.). L’acconciatura, dai capelli raccolti, e sormontata da un diadema trova confronti con ritratti di Sabina assimilata a diverse divinità
- OGGETTO statua
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MATERIA E TECNICA
marmo pentelico
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MISURE
Altezza: 45 cm
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CLASSIFICAZIONE
SCULTURA/STATUARIA
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Sculture antiquarie
- LOCALIZZAZIONE Palazzo Altemps
- INDIRIZZO Piazza S. Apollinare, 46, Roma (RM)
- TIPOLOGIA SCHEDA Reperti archeologici
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Stato
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1201361271
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Museo Nazionale Romano
- ENTE SCHEDATORE Museo Nazionale Romano-Palazzo Altemps
- DATA DI COMPILAZIONE 2021
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0