domus

Milano, III-IV sec. d.C fine

Il deposito archeologico testimonia una frequentazione ininterrotta a partire dall’epoca romana, sebbene in parte il deposito sia stato intaccato da interventi di epoca post-medievale e moderna. I resti più antichi, due spezzoni paralleli di muri in ciottoli e frammenti di laterizi legati da malta, distanti tra loro 6,30 m, sono probabilmente pertinenti ad una domus della prima età imperiale, che nel corso del tempo subì diverse modifiche nell’articolazione degli spazi e negli impianti strutturali. In epoca tardoimperiale, l’edifico fu rinnovato in senso monumentale e la riqualificazione comportò la costruzione di un impianto di riscaldamento ad ipocausto su un precedente pavimento in cocciopesto. L’ambiente è forse da riferire ad un più vasto ed articolato settore termale dell’edificio, dotato di raffinati rivestimenti pavimentale e parietali. Infatti, il pavimento (suspensura) sovrastante le pilae (conservate in numero di tredici) era rivestito da uno spesso strato di cocciopesto idraulico ed era decorato con piastrelle di marmo colorato (opus sectile), di cui restano, su un’esigua porzione, le impronte sul cocciopesto. La decorazione è organizzata in due fasce: la prima presenta due file di quadrati alternati a rombi, con triangoli negli spazi di risulta; la seconda ha tre file di rettangoli accostati tra loro. Sono anche state individuate alcune porzioni di intonaco affrescate a finta decorazione marmorea ancora in situ; si tratta dell’imitazione del marmo numidico (giallo africano), caratterizzato schematicamente dalle tipiche venature ellittiche rossicce con nucleo ovoide centrale giallo carico

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