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BIOGRAFIA
Giancarlo Castelli Gattinara (Roma, 1929 – Roma, 2015) è stato professore ordinario di antropologia culturale all’Università di Chieti. Il suo lavoro si è orientato con particolare riguardo alla ricerca sul campo delle culture nomadi dell’Africa e dell’Asia. Africanista, alpinista, etnologo, fotografo, instancabile viaggiatore, ha studiato ed esplorato in profondità situazioni umane, naturalistiche e geografiche fotografandone ogni aspetto insieme alla moglie Paola Forte, con la quale ha condiviso un’intera vita di ricerca e di esplorazioni. Insieme documentano e fotografano il deserto del Sahara, le montagne, la cultura di numerose popolazioni, soprattutto nomadi come i Tuareg, i Kuci, i Peul Bororo, i beduini siriani, esaminandone i principali aspetti quali l’organizzazione della società, la letteratura orale, l’architettura tradizionale. L’interesse di Castelli Gattinara nei confronti di queste culture è sempre stato rivolto tanto al rispetto e al contesto storico di riferimento quanto all’analisi della dimensione dinamica dei processi di cambiamento dovuti al rapporto con il mondo contemporaneo. Da questo punto di vista, esempi interessanti sono gli studi sui movimenti migratori dei Basotho, sulla concezione del tempo dei Tuareg e sull’economia di sussistenza del nomadismo presso i Kuci dell’Afghanistan. La sua metodologia di ricerca antropologica si è distinta per un’approfondita e rigorosa ricerca sul campo e per una scientifica osservazione partecipante. Grazie ai lunghi soggiorni compiuti presso le popolazioni oggetto dei suoi studi, condividendone la vita quotidiana insieme alla sua famiglia, ha avuto modo di sviluppare uno sguardo completo e dall’interno sugli aspetti culturali più significativi caratterizzanti queste etnie. Istruttore di roccia al CAI di Roma, per molti anni continua a praticare l’alpinismo in Himalaya, nel Sahara e nelle Alpi aprendo nuove vie alpinistiche. L'abbondante e minuziosa documentazione fotografica che ne consegue costituisce parte integrante e preziosa delle sue osservazioni e dei suoi studi. Già diplomato alla Scuola di Servizio Sociale (Cepas) nel 1953, si laurea in Lettere all’Università La Sapienza di Roma nel 1955. Collabora con il Ministero della Giustizia ad una ricerca sulla delinquenza minorile nelle borgate di Roma. Fra il ‘54 e il ‘56 è incaricato dell’organizzazione e direzione dell’ufficio del Servizio Sociale Minorenni di Genova. Dal 1956 al 1958 è alla Columbia University di New York dove compie ricerche sul fenomeno delle gangs giovanili per un master in Antropologia Culturale. Dal ’58 al ’64, lavora con l’Associazione Nazionale Focolari, convenzionata con il Ministero della Giustizia, alla direzione e supervisione dell’analisi dei problemi sociali legati al disadattamento giovanile e alla delinquenza minorile, creando le prime “case famiglie” per i ragazzi del Tribunale dei Minorenni di Roma. Nel 1959, con una spedizione del Club Alpino Italiano di Roma, diretta da Fosco Maraini, Castelli Gattinara conquista la vetta del Saraghrar Pick (7.350 mt) nell’Hindukush pakistano, insieme a Paolo Consiglio, Franco Alletto e Carlo Alberto Pinelli. Durante questa spedizione compie alcune osservazioni sulla popolazione Kafira, che, insieme al diario dell’ascensione alla vetta, confluiranno nella pubblicazione “Viaggio in Himalaya” (Marietti, 2007). Nel 1963, con la spedizione alpinistica “Oxus 63”, promossa dal Club Alpino Italiano di Roma e patrocinata dall'Istituto per il Medio ed Estremo Oriente di Roma, conquista insieme a Carlo Alberto Pinelli la vetta del Baba Tangi (6.600 mt) nell’Hindukush afghano. In quell’occasione comincia una ricerca antropologica sul campo per studiare i nomadi Kuci, i Pashtun dell’Afghanistan. Nel 1966, torna in Afghanistan presso i Kuci per approfondire lo studio delle dinamiche culturali, religiose ed economiche, in particolare quelle della tenda nera. A questo lavoro seguirà la pubblicazione: “I nomadi Kuci dell’Afghanistan” (Abete, 1970), Dal 1964 al 1969 lavora per l’Unesco in Niger dove studia i gruppi nomadi Tuareg, Peul Bororo e Tubù per un programma sull’alfabetizzazione degli adulti del Niger. In seguito, si dedica ad una lunga e complessa ricerca antropologica sui nomadi Tuareg con i quali condivide ogni aspetto della vita quotidiana insieme alla moglie Paola Forte e alla figlia Barbara, vivendo per lunghi periodi negli accampamenti nomadi. Impara la lingua Tamasheq e l’alfabeto Tifinagh, segue i Tuareg nelle transumanze a cammello, approfondisce lo studio della loro cultura, delle tradizioni e dell’economia pastorale, focalizzandosi poi sulla raccolta e l’analisi del loro patrimonio letterario tramandato oralmente. In Niger, Algeria, Mali raccoglie, traduce e studia centinaia di poemi Tuareg. Negli anni tra il 1974 e il 1987, continua a lavorare alla ricerca finanziata dal CNR sulla storia, le istituzioni e la letteratura di questa popolazione, attraverso l’analisi della sua tradizione orale, compiendo numerose spedizioni e studi sul campo presso gli accampamenti Tuareg del Sahara. Lo scopo di tale lavoro non è solo quello di raccogliere un patrimonio letterario che altrimenti sarebbe andato perduto, ma di arrivare ad una identificazione di questa cultura dall'interno, attraverso la sua produzione letteraria. Questo studio è stato pubblicato nel volume: “I Tuareg attraverso la loro Poesia Orale” (CNR, 1992). Nel 1970 lavora per l’Unesco in Iran, e dal 1971 come antropologo per conto della Fao, incaricato di numerose ricerche sul campo nell’ambito socio-antropologico. Attraverso lunghi soggiorni con la moglie Paola, studia gli aspetti religiosi, economici e culturali delle varie comunità: dal ‘71 al ‘74 è in Siria per un lavoro sui nomadi beduini della valle dell’Eufrate, dove analizza i fattori culturali, sociali e istituzionali che possono condizionare l'adattamento alle nuove condizioni di vita. Dal ‘75 al ‘77 è in Tunisia per una ricerca antropologica sui beduini del sud. Dal ’78 al ‘79 è in Mauritania, responsabile di uno studio sui nomadi Mauri e la loro economia pastorale, nonché per una valutazione sull’efficacia e la funzionalità della loro struttura sociale tradizionale. Dal ‘81 al ’84 è in Lesotho per una analisi antropologica sulla cultura basotho, dove studia le contraddizioni e le trasformazioni di una società che attraversa una profonda mutazione. A partire dagli anni ’90, l’aggravarsi di una malattia neuro-degenerativa che colpisce gli arti inferiori gli comporta notevoli difficoltà motorie e non gli permette più di fare fotografie. In questi anni è sempre più centrale ed indispensabile la figura della moglie Paola, che diventa l’autrice della maggior parte degli scatti e sostiene le attività del marito in maniera ancora più incisiva. Questa disabilità non riesce comunque a fermare la sua sete di esplorazione e scoperta. Anche negli ultimi anni, Castelli Gattinara compie lunghi e numerosi viaggi di studio in Tibet coprendo enormi distanze a cavallo. Trascorre gli ultimi anni presso la sua casa di Anguillara, vicino Roma, lavorando insieme alla moglie Paola alla sistemazione degli appunti, registrazioni, diari e note di campo. La loro biblioteca è stata donata all’ISMEO e il loro archivio fotografico è stato recentemente acquisito dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione dei Beni Culturali. Tra le sue pubblicazioni, oltre “I Tuareg attraverso la loro poesia Orale” (CNR, 1992) e “I nomadi Kuci dell’Afghanistan” (Abete, 1970), ricordiamo anche “Antropologia della casa” (Carabba, 1981), “Viaggio in Himalaya” (Marietti, 2007), “Hans Shloss” (Harmattan, 2021)